Benessere

Ho iniziato il nuovo anno con due letture veloci ma molto impegnative dal punto di vista emotivo: “Dall’altra parte” e “La mia vita scritta con gli occhi”. Il primo libro scritto da 3 medici che si sono ritrovati improvvisamente ‘dall’altra parte’, ossia nel ruolo di pazient, e il secondo scritto letteralmente con gli occhi da una signora colpita dalla SLA. Oltre ad essere scritti di inno alla vita -ottimo argomento per iniziare l’anno-, offrono anche ottimi spunti di riflessione. In primis su cosa voglia dire fare i conti con una malattia mortale/invalidante e in questo caso quello che più mi ha colpito è la forza umana di fronteggiare le avversità. Ognuno lotta per la sopravvivenza, non si arrendono (sottoponendosi a 3 o addiritura 6 interventi) e dopo la malattia ritrovano un nuovo modo di vivere, diverso, senza dubbio peggiore, ma coi suoi lati positivi: l’amore per la vita, spesso data per scontata, diventa per l’appunto la chiave di lettura! Nessuno sa in anticipo come reagirà di fronte alle difficoltà ma di sicuro, da queste testimonianze, siamo capaci di grande adattamento. La vita di questi quattro protagonisti e la loro capacità di accettazione dello status di malato mi hanno fatto capire a pieno il concetto di “benessere”. Oggi l’OMS da’ una definizione piuttosto moderna di salute: ” benessere fisiologico, psicologico e sociale”, non più assenza di malattia.

“Dall’altra parte” inoltre apre alla riflessione sulla complicata figura del medico. Un medico/infermire oggi deve guarire certo, a ritmi incessanti ma in più è sottoposto a vivere emozioni così forti, violente e drammatiche. Non mi ha stupito leggere tempo fa diversi articoli sullo stress lavoro correlato degli infermieri, dato, non solo dal lavoro a turni, ma anche dall’impatto emotivo delle situazioni che affronta. In più al curante si chiede di essere “umano”. E certo perchè un paziente non vuole sentirsi un numero, uno dei tanti, non vuole semplicemente essere curato: vuole ricevere conforto, essere umanizzato! E quindi il curante non può mettersi la maschera di ghiaccio -per non essere travolto dalle emozioni- per non risultare un robot, ma non può neppure farsene travolgere, anche perchè se crolla lui poi come fa il paziente ad essere incoraggiato? La comunicazione è alla base del rapporto medico-paziente, il paziente va capito ed ascoltato. Gli va dedicato il suo tempo. E oggigiorno si fa difficile: tutto è informatizzato, poco tempo da dedicare e molti medici non vedono più il lavoro come una “missione” ma come un mestiere che fa guadagnare e sono desensibilizzati dalla situazione. Mi ricorda un po’ il film “Un medico, un paziente”. Ci vuole anche un po’ di empatia, concetto di cui spesso si abusa, ma qui inteso, per citare la professoressa Delle Fave: “riconoscere e sostenere le emozioni del paziente”. Lasciare spazio alla comunicazione ed esternazione delle emozioni, facile a dirsi ma difficile in pratica temo.

Questi libri mi sono inoltre piaciuti proprio perchè, scritti in prima persona e trattando un argomento tanto personale, a fine lettura ti sembra quasi di chiacchierato che loro. Ognuno ha il suo stile e la sua voce, non so come dire se non che sono umani, sanno di vita!

Voi che esperienze avete con i medici di cura? Come intendete il concetto di benessere? Fatemi sapere!

Buona giornata,

Lilla

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